Ieri si è festeggiata la festa del papà ed io voglio condividere con voi un cosa che mi è capitata negli anni duemila  quando allenavo le giovanili della Sampdoria e che già allora mi aveva colpito.

Il  papà ” Luca” (nome di fantasia) che voleva  “incondizionatamente” bene a suo figlio, siccome giocava poco, aveva pensato bene di provarle tutte per incidere sul numero di presenze un campo. E quando dico provarle tutte non rendo bene l’idea. Non facevo ancora il Coach in PNl, ma sapevo, non so per quale ragione, che domandare ai ragazzi cosa pensavano, mi faceva fare la differenza.
In relazione a questa storia avevo avuto ragione.
“Luca”  non solo non credeva di poter fare il calciatore, ma non approvava neppure il comportamento di suo padre sugli spalti e a casa.
Questa cosa (ora la comprendo molto bene) lo limitava nel divertimento e nella prestazione.
Ho suggerito al ragazzo di parlare a suo padre e di dirgli esattamente quello che aveva detto a me, anche e soprattutto che non approvava il suo comportamento.
Il padre che, amava incondizionatamente il figlio, ha capito e ha cambiato il suo modo di rapportarsi all’esterno e con l’esterno.
Sapete cosa è successo? che “Luca”, quella stessa stagione ha ricominciato a divertirsi, giocando molto di più e venendo confermato per l’anno successivo. Ha poi giocato ancora numerosi anni nelle giovanili della Sampdoria. Oggi non è diventato un campione ma gioca stabilmente in una squadra che partecipa al campionato di serie D.
E allora la domanda è: se non avessi domandato, come sarebbe andata a finire?. Ve lo dico io, sarebbe stato uno dei motivi di quello che sui social e sui quotidiani e sulle bacheche delle scuole calcio sta imperversando : Un buon Decalogo per i genitori, Dieci regole per i genitori, l’atteggiamento giusto dei genitori etc etc.
Quindi genitori e allenatori, Chiedete anzi ASCOLTATE!